Robot SocIAl: sono realmente tra noi?

Cosa sono i robot software?

Il nostro mondo è ormai dominato dai social media. Facebook, Twitter, Instagram e Snapchat sono le piattaforme più utilizzate per lo scambio sociale e la loro influenza nella nostra mente collettiva è enorme. Questi ecosistemi sono realmente popolati solo da persone?
Degli studi (1) hanno affermato che solo il 39% sono esseri umani, invece il 61% è rappresentato da bot.

Nel mondo informatico i bot (robot software) sono algoritmi che simulano gli esseri umani. Generalmente hanno un loro profilo Facebook, postano foto e commenti sul loro stato d’animo e simulano di avere una loro opinione su qualsivoglia argomento.
Probabilmente alcuni di loro sono già nostri amici su Facebook, o sono nostri follower su Twitter.
I bot più avanzati tengono vere e proprie conversazioni online con esseri umani, ignari che dall’altra parte dello schermo siano presenti delle persone fatte da righe di codice e non di carne ed ossa.

Sono robot che hanno accesso agli stessi sistemi di comunicazione e interazione con le macchine usate dagli esseri umani. Inizialmente venivano utilizzati come compositori di testi casuali (vedi esempio: http://www.polygen.org/), invece ora sono più sofisticati e progettati per imitare il comportamento umano nel mondo social, diventando così “bot social”.

I bot social sono di due tipi: alcuni sono benigni e utili (70%), invece altri sono malvagi (30%).

Il primo tipo sono innocui infiltrati utilizzati come utenze automatizzate, programmate per rispondere a determinati input ed a conseguenti feedback degli utenti umani. Esistono diversi tipi di servizi chat, dal gatto Poncho il meteorologo (http://www.poncho.is/) a Xiaoice la teenager che da consigli amorosi, alle ottime chat aziendali di servizio clienti sempre più in voga, utilizzate ad esempio da Loyds Banking GroupRoyal Bank of Scotland, Renault Citroën.

Un esempio di bot lo possiamo riscontrare dalla Microsoft che il 23 marzo ha lanciato “Tay AI” su Twitter, un progetto che aveva come scopo quello di analizzare come un calcolatore possa migliorare la propria comprensione verbale nelle discussioni e imparare ad utilizzare un linguaggio naturale. Quindi apprendeva dalle risposte delle persone e si comportava come loro. Dopo poche ore Tay era diventata sboccata, complottista, sostenitrice dei rapporti incestuosi e delle teorie ariane di Hitler. In 16 ore twittò 92.000 volte pubblicando i suoi ideali, obbligando così i suoi programmatori a chiudere temporaneamente il suo account.

I bot maligni invece sono creati con lo scopo di nuocere. Infatti questi bot ingannano, sfruttano e manipolano discorsi su social network con spam, malware, disinformazione, o per creare solo fastidi.
Solitamente vengono utilizzati per scopi di propaganda online e il reclutamento in gruppi armati sovversivi.

Un utilizzo di questi software a scopo di marketing lo possiamo trovare nel 2015, quando una società ha schierato un esercito di bot sociali per aumentare i rumours sui suoi prodotti aziendali, aumentando così l’interesse delle persone e allargando anche il profitto (sei miliardi di dollari) per l’azienda.

La possibilità di manipolare il pensiero pubblico schierando un popolo di bot è quindi una strategia vincente ma al limite della legalità. Lo si è riscontrato nel 2010 durante le elezioni negli Stati Uniti, quando i bot sono stati impiegati nella rete di Twitter per sostenere alcuni candidati e sbaragliare gli avversari utilizzando link che rimandavano a notizie falsate, manipolando così il pensiero del popolo.

I bot possono danneggiare la nostra società in modo ancora più sottile. Degli studi (2) dimostrano che gli utenti social sono altamente vulnerabili in quanto rivelano le loro informazioni private come numeri telefonici, indirizzi, o addirittura codici bancari senza porsi troppe domande. Questo tipo di vulnerabilità può essere sfruttata dal crimine informatico e provocare l’erosione della fiducia nei social network.

I bot potrebbero anche facilmente infiltrarsi nella popolazione di esseri umani inconsapevoli e manipolarli, oppure influenzare la loro percezione della realtà. Negli ultimi anni su Twitter i bot sono diventati sempre più sofisticati, rendendo la loro individuazione più difficile; infatti possono creare sul web false informazioniper popolare i profili, postare materiale ad orari prestabiliti, oppure svolgere azioni più complesse come intrattenere conversazioni con altre persone, commentare i loro post e rispondere alle loro domande.

Altri bot, più sofisticati, manomettono le identità delle persone: alcuni sono ladri di identità, adottano lievi varianti di reali nomi di utenti e rubano informazioni personali come foto e link.
Un’altra caratteristica è quella di “clonare” il comportamento degli utenti, interagendo con i loro amici e postare contenuti coerenti con ciò che pubblicano la maggior parte delle persone.

Per questi motivi la comunità informatica è impegnata nella progettazione di metodi avanzati per rilevare automaticamente i bot social. Anche i social network stanno utilizzando strategie per rilevare questi software (come l’inserimento del captcha) ma sono inadeguate e poco efficienti, per questo motivo la comunità informatica si sta movimentando per utilizzare nuove strategie adeguate.

Finora sono stati utilizzati diversi approcci per l’identificazione dei bot, ma nessuno di questi ha avuto grande successo. La comunità informatica ha provato diverse strade: sistemi di rilevamento sulla base di dati di social network,  sistemi di crowdsourcing sfruttando l’intelligenza umana e metodi di apprendimento automatico.

Inizialmente si utilizzava un sistema euristico per smascherare i bot: una persona chattando con un utente cercava di intuire la natura umana o robotica del suo interlocutore basandosi sulla ripetitività e il senso delle risposte.
Successivamente vennero creati sistemi automatici che utilizzavano algoritmi per questo scopo.
Alcuni algoritmi si creano automaticamente mappando il comportamento degli utenti sospettati bot, altri invece vengono sviluppati a mano.

L’obiettivo primario è quello di rintracciare i bot che stanno creando attività dannose o che abusano i social network. Un altro obiettivo è quello di smascherare chi sta dietro le quinte e pilota questi parassiti.

A questo punto molte domande sorgono spontanee. Qual è lo scopo dei bot malvagi? Si potrebbero sfruttare questi robot per l’aumento dei profitti delle aziende? Quanti contenuti sono stati creati e falsati da loro?

(1) Alfonso Maruccia. Traffico Internet, bot batte uomo. (2013)

(2) Boshmaf, Y., Muslukhov, I., Beznosov, K. and Ripeanu, M. 2013. Design and analysis of a social botnet. Computer Networks 57, 2 (2013)

Maggiori informazioni: http://cacm.acm.org/magazines/2016/7/204021-the-rise-of-social-bots/fulltext

 


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